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Dino Vaccaro

impressioni della memoria



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Il mantello di Baruch, come la tonda cupola del cielo, se disteso ricopre il mondo.

 Si tratta di ventuno racconti, stazioni, o snodi, a cui si aggiungono un introito ed epilogo, che se da un lato mimano i 21 fiorini che occorsero per comprare, alla sua morte, il mantello di lana grezza appartenuto a Baruch Spinoza, dall'altro scandiscono ventuno passaggi nel destino dei giorni di un uomo. Qualunque uomo. E, perciò, di ognuno di noi.

 Bambino, felice ed ignaro; poi, man mano, dubbioso, dolorante ed infine sconfitto.

 A far da intermezzo epifanie, refe che cuce a mano, luce ferma che non può tentennare e che come una tavola da surf sull'oceano sorregge il brulichio e ogni passo che tende all'inciampo.

 Pure, l'una non sarebbe senza l'altro, dacché la rosa, che sempre fiorisce, non lascia mai sole due piccole lepri in amore.

 Salvatore Sottile












“21 fiorini”

Salvatore Sottile

 In quella particolare arte che è la nostra vita, gli incontri sono il sale della terra, il cacio sui maccheroni, acqua fresca in una giornata d'afa. Indeterminabili, e perciò stesso fuori portata dai calcoli dell'ego, restano al riparo di compravendite e affari, lontani da interessi di bottega, aria fresca e libera che rende felici e grati.

 É quanto è successo a questo 21 fiorini.

Dapprima arriva Dino (Leonardo Vaccaro) che, veduto questi racconti, come il nibbio sul topo, se ne è subito appropriato. Qualcosa l'intrigava e, con la maestria che gli è riconosciuta, ha subito prodotto  il gallo che si specchia e il bambino che abbraccia il cane. Tesse la sua tela, frattanto,  ragno insuperabile, coinvolgendo in un'impresa che ha subito avuto chiara il prof. Giuseppe La Rosa e il dott. Francesco Taormina.

 Ora che tutto è concluso e che le pagine riposano, le tavole di Dino illuminano mentre le parole dei due nuovi amici scavano nelle pieghe più segrete del testo, ora, non posso che ringraziare  della loro generosa dedizione questi esemplari tre moschettieri.

Da parte mia non ho altro che quest'opera, che proprio come ad ogni incontro vero, non mi è mai davvero appartenuta.

Trissino, Dicembre 2015.

Salvatore Sottile  

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Alessio Di Giovanni - Cantore degli umili.
Olio su tela 50 x 70  in esposizione permanente alla biblioteca comunale Paolo Borsellino - Cianciana AG
Realizzato per il 70° dalla morte.

COMMENTI:

Caro Leonardo
Mi sembra molto ben fatto. Il tuo stile si riconosce perfettamente e dà un carattere molto particolare ai tratti del grande verista nostro concittadino.
Bravo! Cari saluti Fausto De Michele


Ciao Dino, omaggiare questo grande Uomo è doveroso... va il mio plauso a te, per questa interessante Opera... storica, ma soprattutto pittorica... Grazie per avermi fatto partecipe! ...  Croce Armonia.

Stupendo! Come Sempre! Grazie Dino  Piercarlo Musso.



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70° ANNIVERSARIO DALLA SCOMPARSA

Olio su tela 50 x 70 
Alessio Di Giovanni - Cantore Degli Umili.

Nota di Mario Caramazza: L'opera eseguita da Dino Vaccaro, (pittore naif di Cianciana) che ritrae il poeta e drammaturgo ciancianese Alessio Di Giovanni, donata alla Biblioteca Comunale "Paolo Borsellino", è stata accreditata da Wikipedia, come ritratto che ne interpreta fedelmente il Poeta. Un onore per Dino e la nostra comunità.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Alessio_Di_Giovanni

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"Carnàla", un brano per ricordare i "carusi" sfruttati nelle zolfare Scritto e composto da Antonio Dubois, con il contributo di Gaspare Vaccaro, un giovane originario di Cianciana, è stato presentato il 12 agosto nel paese dell'Agrigentino “ 
"Il brano nasce da un incontro "vero", e parla di un incontro "immaginario": l'incontro vero è quello di Dubois con il quadro di Dino Vaccaro intitolato "Carnàla"; l'incontro immaginario è quello in sogno fra un bambino contemporaneo ed un suo coetaneo dei primi del Novecento, piccolo minatore delle zolfare siciliane descritte da Dino Vaccaro. Il quadro è una sintesi drammatica della storia di questi mini-schiavi, venduti per poche lire dalle loro famiglie a cavatori di zolfo adulti (i cosiddetti "picconieri"), che ne diventavano in tutto padroni fino al riscatto, anche dopo 8-10 anni di sfruttamento, della cifra pagata ai genitori ("soccorso morto"). Questa prassi si ritrova anche in un dipinto di Guttuso, nelle pagine di Pirandello e Verga, in un film di Aurelio Grimaldi ('La discesa di Aclà a Floristella') e soprattutto nei versi di Alessio Di Giovanni, poeta nativo di Cianciana (AG) e figlio di un proprietario di miniere: è sua l'espressione "carnàla", come "carnaio di piccoli morti viventi". L'attualità sembra confermare, in declinazioni geo-economiche diverse ma non meno drammatiche, il perdurare del fenomeno: piccoli schiavi a cavare minerali preziosi, a tessere tappeti, a cucire maglie e borsette, ad imbracciare fucili più grandi di loro... E polverose Dichiarazioni Universali sui Diritti del Fanciullo, per l'ipocrita coscienza degli adulti."
Il video
https://www.youtube.com/watch?v=Bi0vudCsRDc
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